Già da qualche mese Eva soffriva di forti nausee.
Aveva notato l’assenza del ciclo da un paio di mesi:il suo sospetto era diventato una certezza.
Quella sera prese un lungo respiro e annunciò a Peter che presto sarebbe diventato papà.
I due giovani non desideravano altro: una creatura che fosse la prova tangibile del loro amore.
Non consideravano i problemi e le difficoltà di crescere un bambino in una Berlino occupata che si leccava le ferite della guerra.
L’entusiasmo e il coraggio dei loro vent’anni lasciava spazio solamente a sogni e progetti di una vita insieme. Era la notte tra il 12 e il 13 agosto del 1961,Peter tornò a casa sua,nel distretto di Pankow,un sobborgo a nord-est della città,ma non riuscì a chiudere occhio.
Quella mattina Berlino aveva un rumore diverso.
La voce del ragazzo dei giornali era soffocata dalle urla e da un forte trambusto.
File di uomini della polizia erano schierati,numerosi manovali lavorano incessantemente da tutta la notte e anche ora che il sole illuminava la città,i lavori continuavano davanti agli sguardi increduli e alle urla strazianti di famiglie spezzate.
Un muro di mattoni e filo spinato alto 3,60 metri percorreva per 106 km la città da nord a sud: Berlino era divisa! Peter raggelò alla vista di questa imponente barriera.
Il suo primo pensiero fu Eva: come avrebbe fatto a raggiungerla?
Nelle settimane successive girarono voci di numerosi tentativi di fuga: chi provava a scivolare lungo i cavi elettrici, chi scavava dei tunnel sotterranei,chi utilizzava le fognature.
Solo pochi erano riusciti a passare dall’altra parte del muro,gli altri erano stati uccisi o catturati.
Peter sarebbe andato incontro alla morte pur di poter riabbracciare Eva anche solo per un secondo.
Si barricò in casa e iniziò a pensare a quale fosse il modo migliore per oltrepassare il confine. Suo padre era stato aviatore nell’aeronautica tedesca durante la guerra e,con le poche conoscenze che aveva acquisito da piccolo ascoltando i suoi racconti e vedendolo lavorare negli hangar,costruì in poche settimane una rudimentale macchina volante. I suoi occhi brillavano alla vista di Berlino dall’alto del palazzo da cui si sarebbe lanciato,ma le sue mani tremavano al pensiero di non farcela.
Prese la rincorsa spiccò il volo. Le guardie di confine aprirono il fuoco su quello strano oggetto che cercava di lasciare la DDR. Un ’ala fu colpita,Peter guardò in basso terrorizzato: stava perdendo quota.
Le raffiche di mitra continuavano,ma lui era già in prossimità del muro. Chiuse gli occhi per qualche minuto finche non sentì un tonfo. In quel rumore c’erano le risate di Eva,la dolcezza di suo figlio,le sue speranze…la sua vita!
Non era uno sparo: aveva appena messo i piedi sul suolo di Berlino Ovest.